Estratto da "Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de' dintorni di Roma (1848)" di Antonio Nibby (Amatrice, 4 ottobre 1792 – Roma, 20 dicembre 1839).
Riferimenti Antonio Nibby Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de' dintorni di Roma (1848)
"Borgata della Comarca 18 miglia distante da Roma e nel suo distretto, posta a destra della via Flaminìa, dalla quale diverge la strada che conduce a questa terra al XVI miglio sopra un colle, che domina il Tevere.
Essa è soggetta al Governo di Castel Nuovo di Porto, e Contiene 341 abitanti. Il suo nome si deduce da un'ara di Giano, ARA lANI; ma questa congettura non si appoggia ad alcun documento, e solo ad una lontana somiglianza di suono: certo è che il nome attuale deriva da quello dì Castrum Raiani e Castrum Reiani che portò ne'tempì bassi.
La prima memoria, che di questa borgata si trova appartiene all'anno 1169: apparisce da questa, che allora era posseduta almeno in parte da un Giovanni Ronzione e da Berardo suo fratello, i quali con pubblico istromento inserito dal Muratori nelle Antiquitates Medii Aevi T. III p. 797 donarono il dominio e la loro porzione del castello con tutte le sue pertinenze, e con ciò che ivi possedevano, tanto a titolo di eredità, quanto a titolo di locazione a papa Adriano IV. E questi due fratelli medesimi trovansi sottoscritti nell’altro atto di locazione perpetua di Radicofani, come testimoniì, riportato dallo stesso Muratori p. 793, e fatto due anni prima. Sul principio del secolo seguente, cioè 1'anno 1203, Riano si enumera da Innocenzo III insieme con tutti gli altri beni del monastero di s. Paolo. Nulladimeno sembra che non per intiero lo possedesse, e che forse quella porzione che era stata dai due fratelli Ronzioni donata alla Camera Apostolica sotto Adriano IV era stata ceduta ai Vezzosi. Imperciocché il Galletti nella sua dissertazione sopra Capena riporta un atto esistente nell'archivio di s. Paolo, dal quale si trae, che nel 1259 il monastero comprò la parte del Castrum Raiani spettante a Iacopo de Vezzosi. Nel 1268 per pagare la somma di tale acquisto, vendette il casale di Fiorano a s. Balbina, secondo lo stesso Galletti, al quale dobbiamo tutte le notizie storiche di questa Terra desunte da documenti autentici. Nel 1393 di già questo castello si chiamava come oggidì e continuava ad essere dipendente intieramente dal monastero di s. Paolo. Sembra che negli sconvolgimenti che afflissero i dintorni di Roma nel primo e nell'ultimo periodo del secolo XV Riano talmente avesse a soffrire, che fu riedificato di nuovo; imperciocché il Galletti ha conservato la notizia che nell'anno 1500 Lorenzo d'Alessandria abbate concesse terreni a persone allora venute per abitare Riano castello nuovamente edificato ovvero riformato. L'anno 1527, onde far fronte alla contribuzione imposta dagl’imperiali a Clemente VII fu venduta questa Terra con tutte le sue pertinenze a Luigi Gaddi per 20000 ducati, due anni dopo però tornò in potere del monastero per 20000 scudi.
Questo per nuove emergenze lo vendette nel 1531 a Francesco Spinola per ducati 12000: i discendenti dello Spinola nel 1538 lo venderono a Gaddi per la seconda volta, mediante lo sborso di ducati 16000. L'anno 1570 il card. Pierantonio Cesi lo comprò da Silvia ed Antonia Gaddi, eredi di Luigi, e così rimase a questa famiglia del ramo di Acquasparta. Poscia passò ai Ludovisi-Boncompagni principi di Piombino.
Andando dalla via Flaminia a Riano si passa pel convento de'cappuccini fabbricato dal card. Cesi nel secolo XVI il quale si lascia a sinistra. Esso occupa certamente il sito di un monumento antico, e presenta frammenti, fra'quali uno di una lapide. Frammenti pure si trovano nella borgata di Riano."























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