Social
Sapzio Soci_lan

Bottone IL NOTIZIARIO

btn convenzioni
 
Titolo

News

 
24/12/2015 Dalla BCC
RIFORMA BCC: CI SEMBRA FINALMENTE PIU’ VICINA.
L’ESPERIENZA DEL CREDITO COOPERATIVO TUTELA DI DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE.
NON PICCOLI BANCHIERI, MA GRANDI COOPERATORI HANNO COSTRUITO IL TERZO GRUPPO PER PATRIMONIO.

A margine delle dichiarazioni del Premier Renzi questa sera a “Porta a Porta”
“Le BCC esistono da 120 anni, sono espressione di centinaia di comunità che hanno diritto a gestire le proprie risorse - se sono in grado di farlo – organizzandosi in forma mutualistica. La gestione del risparmio non è affidabile solo a grandi santuari della finanza”.
Così una nota di Federcasse (l’Associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Ruralia) sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, questa sera a Porta a Porta.

“Queste stesse BCC hanno collaborato a scrivere in meno di sei mesi una proposta di riforma moderna e originale, condivisa con l’Autorità di vigilanza, che attende di essere trasformata in legge dalla scorsa estate. Chi amministra e chi dirige le 368 BCC italiane sa che occorre dar vita a forme di coesione integrata per affrontare regole sempre più severe e un mercato sempre più impegnativo. E infatti aspettano fiduciose, hanno chiesto più volte di accelerare i tempi e non intendono certo ostacolare un processo di riforma che hanno promosso”.

La passione con il quale il premier parla da dieci giorni delle BCC incoraggia a pensare che la riforma sia vicina. E’ questo è un dato positivo.
Spiace però che si ritorni sul tema della numerosità e sull’immagine del “giocare a fare i piccoli banchieri”. Generazioni di cooperatori bancari hanno in questi decenni costruito solidità, fiducia, capitale sociale e sviluppo dell’economia reale, quella che crea occupazione e reddito.

Solidità. Hanno gestito banche riuscendo ad accumulare un patrimonio complessivo indivisibile di 20 miliardi di euro, il terzo in Italia. Fiducia. 160 miliardi di raccolta e 150 miliardi di impieghi a famiglie e imprese. Capitale sociale. Mantenendo vivi 555 Comuni dove non ci sono più banche e spesso neanche l’ufficio postale. Promuovendo tutte le imprese meritevoli, con particolare attenzione alle imprese giovanili, di donne, di immigrati.

Sviluppo. Le quote di mercato le fanno leader in diversi settori.
I cooperatori bancari hanno prodotto questo e molto altro. Facendo scaturire dal pluralismo e dalla diversità di forme giuridiche valore economico misurabile.
Oggi ogni BCC fa parte di un sistema bancario articolato, sano, dove ogni giorno si compie l’esercizio della democrazia economica con il solo interesse di favorire la crescita economica delle comunità locali, senza fini di profitto individuale. E che si è dotato da tempo di una rete di protezione articolata ed efficace. Le BCC fanno parte di quella parte dell’industria bancaria sana. Federcasse ricorda gli indicatori patrimoniali delle BCC e Casse Rurali, con un patrimonio di sistema (capitale e riserve) di 20,5 miliardi (cresciuto dell’1,3 per cento nell’ultimo anno). Il CET 1 ratio ed il TCR medi delle BCC sono pari, rispettivamente, al 16,2 ed al 16,7 per cento in raffronto al 12,1 ed al 14,8 del resto dell’industria bancaria italiana.

Le 368 BCC e Casse Rurali italiane, con 4.450 sportelli (il 14,6% degli sportelli bancari nel nostro Paese) hanno oggi una presenza diretta in 2.697 Comuni ed in 101 province. Con 1 milione e 230 mila soci e 37 mila dipendenti certificano una raccolta diretta di 161,5 miliardi di euro e 135,5 miliardi di impieghi. Gli impieghi delle BCC rappresentano il 22,6% dei crediti alle imprese artigiane; l’8,6% alle famiglie, il 17,8 alle micro-imprese familiari.

Lo stock di impieghi delle BCC negli ultimi 22 anni (da quando è in vigore l’attuale Testo Unico Bancario) – un terzo dei quali caratterizzati dalla più profonda recessione del dopoguerra – è cresciuto di sette volte (meno di tre nel resto dell’industria bancaria). Anche la raccolta si è incrementata ogni anno ad un ritmo di circa due punti percentuali superiore a quello registrato nelle altre banche.

Roma, 15 dicembre 2015